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Via Parmenide, 70

84131 Salerno SA  IT

Per rivivere lo splendore originario di Salerno e Provincia

  Storia, leggenda, rievocazioni e tradizioni di Salerno e Provincia

Quei di Salerno il lor lunato golfo,
gli archi normanni, tutta bronzo e argento
la porta di Guïsa e di Landolfo
 
aveansi in cuore, e l’arte e l’ardimento
onde tolse lo scettro ad Alberada
Sigilgaita dal quadrato mento.

Così Gabriele d’Annunzio, nella sua Canzone del Sacramento presenta quella “principessa Sichelgaita” che tutti i Salernitani hanno sentito nominare almeno una volta nella loro vita. Ma chi è questa principessa cui è stata dedicata certo una strada periferica, ma che sembra aver perso i suoi contorni ed essere diventata quasi un fantasma?
Si potrebbe rispondere in tanti modi: una donna di potere, una donna colta e scaltra, una guerriera. Sicuramente è una protagonista del suo tempo, la seconda metà dell’XI secolo: un periodo di fermento e di rotture, il periodo in cui la Chiesa, con   papa Gregorio VII, lotta per liberarsi dalla tutela del potere imperiale; il periodo della spaccatura tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli; e il tempo in cui il Principato di Salerno, roccaforte degli ultimi Longobardi, viene conquistato da un gruppo di mercenari venuti dal   Nord della Francia, i Normanni. In vista della organizzazione degli accordi e del primo concilio di Melfi, Niccolò II nel giugno del 1059 si recò a Melfi, nella capitale della Contea di Puglia, e si trattenne nella rocca fortificata per oltre due mesi dell'estate, per definire con i capi delle casate Altavilla e Drengot Quarrel un trattato, oltre che un concordato e per indire il concilio stesso.

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